| CESARE PASCARELLA LA SCOPERTA DE L'AMERICA pagina 2 |
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VI Basta, dunque, pe fà breve er discorso, Va be', je fece er re, quer ch'ho promesso Lo mantengo; ma, dice, ve confesso, Che io nun ce vorrebbe avé rimorso; Per cui, st'affare qui ha da fà er suo corso: Perch'io, si governassi da me stesso, Che c'entra? ve direbbe: annate adesso... - Ma allora, fece lui, co' chi ho discorso? Ma voi chi sete? er re o un particolare? - Pe esse re so re, nun c'è quistione; Ma mica posso fà quer che me pare. Vor dì che voi portate li registri De le spese, l'esatta relazione, Che ve farò parlà co li ministri. |
VI Basta, dunque, per farla breve, Va bene, gli disse il re, quel che ho promesso Lo mantengo; ma vi confesso Che non vorrei averne rimorso; Per cui questa cosa deve seguire il corretto iter, Perché se governassi da me stesso, È ovvio, vi direi: andate anche ora... - Ma allora, egli disse [1] , con chi ho parlato? Ma voi chi siete? il re o un qualsiasi suddito? Per essere re sono re, è fuor di dubbio, Ma non posso certo fare quel che mi pare. Vuol dire che se voi portate i registri Delle spese, l'esatta relazione, Vi farò parlare coi ministri. |
| [1] · Cioè "Colombo disse...". |
VII E li ministri de qualunque Stato So' stati sempre tutti de 'na setta! Irre orre... te porteno in barchetta, E te fanno contento e cojonato. E così lui: ce se trovò incastrato A doveje pe forza daje retta, Je fecero la solita scoletta, Da Erode lo mannaveno a Pilato. E invece de venì a 'na decisione, - Sa? je fecero, senza complimenti Qui bisogna formà 'na commissione. Lei j'annerà a spiegà de che se tratta, E, dice, quanno loro so' contenti, Ritorni pure che la cosa è fatta. |
VII E i ministri di qualunque Stato [1] Sono stati sempre tutti uguali! Bla bla... menano il can per l'aia, E ti fanno felice e gabbato. Lo stesso fu per lui; si trovò costretto Ad accettare per forza le loro ragioni, Gli fecero fare la solita trafila, Da Erode lo mandavano a Pilato [2]. E invece di giungere ad una decisione, - Sa? gli dissero senza complimenti, Qui occorre formare una commissione. Lei andrà loro a spiegare di cosa si tratta, E quando essi sono soddisfatti, Ritorni pure che è cosa fatta. [3] |
| [1] · Questo sonetto, assieme a quello numero IX, rivelano come il popolo di Roma abbia da sempre mostrato diffidenza verso le sue due storiche classi dirgenti: i ministri e il clero. [2] · L'espresione "mandare qualcuno da Erode a Pilato" indica esattamente il costringere una persona a rivolgersi a destra e a manca perché nessuna delle parti vuole prendersi la responsabilità di una decisione. [3] · Leggendo questo sonetto fra le righe, ne emerge che, anche ai tempi di Pascarella, la Pubblica Amministrazione non doveva brillare per solerzia ed iniziativa. |
VIII Eh, giacchè ho fatto trenta, fece quello, Be', dice, che vòi fà? famo trentuno. Ci agnede, e se trovò in mezzo a un riduno De gente che Dio sàrvete, fratello! Lo teneveno lì come er zimbello! L'interrogorno tutti, uno per uno, E poi fecero, dice: - Sarv'ognuno, Ma questo s'è svortato de cervello. Lui parlava, ma manco lo sentiveno; E più lui s'ammazzava pe scoprilla E più quell'antri je la ricopriveno. Ma lì, secondo me, ne li segreti De quer complotto lì, ma manco a dilla, C'era sotto la mano de li preti. |
VIII Eh, giacché ho fatto trenta, egli disse, Beh, cosa vuoi farci, facciamo trentuno. Ci andò, e si trovò in mezzo a un raduno Di gente che Dio ce ne scampi e liberi! Lo tenevano lì come uno zimbello! Lo interrogarono tutti, uno per uno, E poi dissero: "Dio ne guardi, [1] Ma costui è uscito di senno. Egli parlava, ma nemmeno lo udivano; E più si affannava ad alzarla [2] Più gli altri gliela coprivano. Ma secondo me, lì fra segreti Di quel complotto, nemmeno a dirlo, C'era sotto lo zampino dei preti. |
| [1] · L'espressione "sarv'ognuno" (cioè "che ognuno se ne salvi") è un tipico aspetto della superstizione del popolo, il quale ogni volta che debba menzionare una malattia, una disgrazia, un evento pericoloso, aggiunge prudente "sarv'ognuno". [2] · Ovviamente, la voce. |
IX Ché mettetelo in testa ch'er pretaccio È stato sempre lui, sempre lo stesso! Er prete? È stato sempre quell'omaccio Nimico de la patria e der progresso. E in quelli tempi, poi, si un poveraccio Se fosse, Dio ne scampi, compromesso, Lo schiaffaveno sotto catenaccio, E quer che'era successo era successo. E si poi j'inventavi un'invenzione, Te daveno, percristo, la tortura Ner tribunale de l'inquisizione. E 'na vorta lì dentro, sarv'ognuno, La potevi tené più che sicura Da fà la fine de Giordano Bruno. |
IX Perché mettiti in testa che il pretaccio [1] È stato sempre lui, sempre lo stesso! Il prete? È stato sempre quell'uomo malvagio Nemico della patria e del progresso. E in quei tempi, poi, se un poveretto Si fosse, Dio ne guardi, compromesso, Lo mettevano in catene, E quel ch'era stato era stato. E se poi inventavi qualcosa di nuovo, Ti davano la tortura Nel tribunale dell'inquisizione. E una volta lì dentro, Dio ne guardi, Potevi starne più che certo Di fare la fine di Giordano Bruno [2]. |
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[1] · Ancora oggi a Roma è di uso comune l'epiteto "prete" o "pretaccio" per indicare un egoista, uno che da qualsiasi situazione cerchi solo di trarre il proprio beneficio, senza curarsi affatto degli altri. [2] · Filosofo accusato di eresia, condannato al rogo dall'Inquisizione nel 1600. |
X Lui, defatti, se mésse in diffidenza; E fece: dice, qui p'er vicinato Se sente un po' de puzza d'abbruciato... Ma fresca! dice, qui ce vo' prudenza. Defatti tornò su da su' eccellenza, Je fece: - Be', cos'hanno combinato? - Eh, dice, sa? l'affare è un po' impicciato, Ripassi un'antra vorta, abbia pazienza. Ma lui pensò: ma qui giocamo a palla! Ma qui me vonno mette ner canestro! Ma sai che nova c'è? Mejo a piantalla! La voleva piantà. Ma 'na matina, Ma indovinece un po'? Nun je viè l'estro De volè annà a parlà co' la regina? |
X Difatti egli divenne diffidente; E disse: da queste parti Si sente un po' puzza di bruciato... Ma accidenti! [1] qui ci vuol prudenza. Difatti tornò su da sua eccellenza, Gli chiese: - Beh, cos'hanno deciso? - Eh, sa? la questione è un po' complessa, Ripassi un'altra volta, abbia pazienza. [2] Ma egli pensò: qui giochiamo a palla! Qui mi vogliono mettere nel sacco! [3] Sai che ti dico? Meglio farla finita. Voleva rinunciare a tutto. Ma una mattina, Indovina un po', non gli viene l'idea Di voler andare a parlare con la regina? |
| [1] · L'esclamazione "fresca!" è spesso usata in luogo della sua forma più forte "fregna!", e persino "fregna nonna!", per esprimere grande stupore, o come semplice interiezione. [2] · "Abbia pazienza" è usato col significato di "cerchi di capire, sia comprensivo". [3] · Cioè mi vogliono gabbare. |